DENTRO
Come precipita la neve
in disastrosa valanga
così io dentro me
oggi.
 
MA CHE GUERRA E'?
Cos'è, lì in Bosnia?
Un cesso a cielo aperto,
quattrocento lapidi al villaggio.
Un cane dagli occhi spauriti...
Giocano i bambini
Si ode uno sparo...
..."correte via di lì!"
Un cecchino spara sulla gente
e quel bambino già più non sente.
Ma che guerra è?
Tutto è distrutto
nulla è in piedi
niente ci commuove più
tutto è ridere.
E la terra gira ferita
chiedendosi perché
tutto ciò accade in sé.
 
RIVOLUZIONE
Rivoluzione.
Quante volte ho sentito questa canzone.
Rivolta, di che? Rivolta, perché?
Ci dormo sopra... poi mi sveglio
...e sono guai.
Rivoluzione.
Ce n'è una anche da noi.
E com'è finita, poi?
Colgo un fiore
che non ha più il suo colore.
Vedo morte le mie piante,
ecco  il perché
delle lacrime 
del salice piangente.
Ecco, finalmente lo sento:
li hanno presi, poi.
E i soldi? Non li vedrai, non son più i tuoi.
GRAZIE.
Se accendo la tv mi sento male:
non si dà così la notizia.
Questa non è giustizia.
Ma è così anche nell'altro canale.
Che casino: drappi rossi, drappi blu.
Le teste cadono,
le Bastiglie van giù.
Adesso ti muovi anche tu
e il vigile la multa te la fa.
E rimandi tutto,
oggi hai pagato già.
Rivoluzione, perché
rivoluzione, macché
si cambia la Costituzione
si rinnova l'istituzione.
Ma l'ortolano è sempre là...
...sul suo campo.
 
PIANTO NOTTURNO DI UN DISOCCUPATO ERRANTE
Accelera, accelera...
Corri. Di più.
L'anima urla.
Il vento sulla tua Harley.
Non riesci a piangere.
Domani, un altro colloquio.
Devi resistere.
Stai a casa, non dormi.
Il bambino piange
tua moglie ti sorride
ma non nasconde
negli occhi la domanda
che in mente ti gira
"Perché?".
Accelera, accelera...
Corri. Di più.
L'anima urla.
Il vento sulla tua Harley.
Rubare non sai
non te lo insegnano a scuola.
Sembra sol'ieri:
oggi t'interroga, lo sai
ma son questi i guai?
E' che tuo padre t'ammazza
e quanto pesano i tuoi colorati libri.
Accelera, accelera...
Corri. Di più.
Il vento sulla tua Harley.
Anni Ottanta di merda!
Chi ce li ridà, adesso.
E perché devo pagare se non ho rubato?
Anche oggi son rimasto
disoccupato.
 
E' SERA
Camminare piano per non svegliarla:
meglio se dorme un po'.
Sedersi a fumare, a guardarla:
piccola testolina indifesa;
se non ci fossi io qui con te...
Il fuoco nel camino
ha preso bene: guarda come arde.
Spengo la luce ma si vede lo stesso.
E' sera; si va d'accordo.
Hai sorriso e scherzato
hai giocato con me.
Malsicura sui pattini che t'ho regalato
sei caduta e m'hai abbracciato.
Hai riso quando li ho provati.
Tenero quel bacio
ricco della tua gioia di vivere
dimentico di ieri
incosciente del domani.
La fiamma, gagliarda, t'illumina
e dà senso alla mia vita
a questa casa e alle sue fredde mura.
Tra poco ti sveglierai,
quell'ultimo caffè, lo so, lo berrai.
Ci abbracceremo ancora,
ma a casa ti aspettano.
"Per oggi smettiamola, dai"
"Sì". Ma dopo cominciano i guai.
 
OGGI VIVO LA CITTA'
Che noia oggi la città:
il cielo è grigio 
e l'asfalto bagnato è quasi nero.
Prendo un autobus e arrivo là:
attimi di frenetica attesa
e passa così mezz'ora.
Oggi vivo la città
quanta gente s'affolla
quanta spinge.
Negozi e vetrine
le caldarroste.
"Lotteria, signore?"
"No, grazie; ho già fatto".
Pomeriggio gitano.
La folla davanti al cine
un vigile fischia.
Un bimbo con la mamma
è aggrappato alla sua mano.
Oggi vivo la città
quanta gente s'affolla
quanta spinge.
Negozi e vetrine
le caldarroste.
Son già arrivato.
E' troppo grande per me la città
coi suoi rumorosi silenzi
con le sue mute solitudini.
Ecco, tu arrivi e mi sorridi.
Come farai a sostenermi ancora...
 
SENSAZIONI
Correre in riva al mare
sul compatto bagnasciuga
mentre a sinistra
un treno deciso sfreccia
nella direzione opposta alla mia.
E il suo urlo è voce di donna
che chiama incessante:"Ivo!".
Sensazioni.
 
UNA STATUA ALLA NIKE
Novello Enea
ormai dimentico
dell'Errabonda e Gioconda Dido;
alla ricerca del porto,
antico portico
alla terra promessa.
E l'attracco già c'è
per la piccola arca
legata alla fonda.
Lo storpio Efesto
già fuse e scolpì
l'armatura,
vincente difesa
alle avversità.
Ancora nelle orecchie
rimbombano le parole dell'oracolo
che ben mi disposero l'animo
alle grazie di Atena.
Quante fresche sere estive
a contemplar il piccolo Aniene
nell'attesa della vittoria finale.
"Una statua alla Nike,
a cose fatte", mi ripromettevo.
Eppure ancora cerco
fiducioso e contento
la via che superi e oltrepassi
il sicuro Tevere.
Domani, forse, ce la farò.
 
IL SILENZIO D'AGOSTO A ROMA
Quando più assordante è il silenzio
allora emerge il ricordo e trionfa la consapevolezza
di questi anni difficili, complicati.
Illusione, un cuscino sgualcito,
una televisione da accendere
sapendo che non basta e non basterà.
Il sorriso dei tuoi
ancora per quanto, chissà;
speri che questo sole non tramonti mai
per agire, per sperare.
Un lucchetto a combinazione
il vento tra le fronde
il silenzio d'agosto a Roma.
 
 
TEMPORALE IN COLLINA
Obliqua
quale giavellotto
al termine della sua curva traiettoria
così la pioggia punge la terra
e pare all'orecchio mormorio di genti lontane
che salga pian piano
fino a riempire ogni cosa e ogni dove.
Piove in un alito di vento
ed anche il tuono si fa pieno
nella medesima aria
che generò il lampo.
In breve, collina del mezzodì,
sei inondata
e s'abbevera ogni cosa.
Guardo da dietro una finestra
e sento che dentro me un'imposta s'apre:
vorticosa corrente passa
e rinnova l'aria ai miei pensieri
infondendomi nuovo coraggio.
E' la sportiva macchina
lanciata a tutta velocità.
E' la vista di un rapace
su un vicinissimo castagno.
E' il ritrovar persona cara perduta.

 
I DUE ARCOBALENI
E' il pesce appena preso all'amo
il colpo ben assestato dal cacciatore,
ogni volta che apri le mille porte
per un bacio d'amore.
Spesso quei tuoi occhi di pietra preziosa
li posso solo immaginare, nel ricordo
e più non nasce vita, ebrezza.
Eppure quante volte percorremmo
le cento strade della virtù,
mano nella mano,
incoscienti del domani,
camminando su un raggio di luce
avvolti da due arcobaleni.
Ma è già mezzanotte e il buio spinge la notte.
Buonanotte amore, anche se non ci sei.

FIUMI DI SPERANZA
Novello Enea
ormai dimentico
della bella Didone
alla ricerca del posto
antico portico
alla terra promessa
E l'attracco già c'è
per la piccola arca
legata alla fonda
Lo storpio Efesto già mi fuse e scolpì
l'armatura, vincente difesa alle avversità
Ancora nelle orecchie
rimbombano le parole dell'oracolo
che ben mi disposero l'animo
alle grazie di Atena
Quante sere estive, fresche,
a contemplare il piccolo Aniene
nell'attesa della vittoria finale
"Una statua alla Nike,
a cose fatte", mi ripromettevo
Eppure ancora cerco
fiducioso e contento
la via che superi
e oltrepassi il sicuro Tevere
Domani, forse, ce la farò
Roma, 10 luglio 1997